
Lo sfruttamento sessuale è oggi un business molto redditizio. Un motore che muove oltre 12 miliardi di dollari l’anno. Secondo i dati Unicef sono 10 milioni i minori asserviti allo sfruttamento sessuale; una bambina vergine si può comprare con 150 dollari. Sono 4 milioni le pagine web che riportano materiale pedo-pornografico in tutto il mondo per un totale di 2 milioni di visite l’anno. Nell’area del sud-est asiatico i paesi a essere maggiormente coinvolti sono Tailandia, Laos, Cambogia, Myanmar e Malaysia. Nel solo continente asiatico sono stati stimati circa 1,5 milioni di casi di sfruttamento sessuale l’anno mentre il 35% delle vittime ha un’età compresa tra i 12 e i 17 anni. Il triangolo d’oro del turismo sessuale in India è Delhi – Agra – Jaipur; la Thailandia è il principale snodo di traffico di vittime; in Cambogia la forte domanda fa sì che siano le famiglie stesse a spingere i minori tra le braccia di aguzzini senza scrupoli. Per stroncare il criminale mercato internazionale del sesso con minori la sfida è intervenire sull’offerta ma anche sulla domanda. L’azione di Intervita in Cambogia è interamente incentrata sulla tutela dei minori, prevenzione e assistenza alle vittime. Partner di questo progetto sono due ong cambogiane: KMR (Komar Rikreay Association) attiva nel comune di Chamka Samrong, provincia di Battambang (confine Nord-Ovest con la Tailandia), e WP(Whatnakpheap) presente in 12 villaggi dei comuni di Samrong, Thonout e Chambak, provincia di Svay Rieng (confine Sud-Est con il Vietnam). Dopo una panoramica sul fenomeno aberrante del turismo sessuale, Monica Weisz Responsabile Progetti Asia e Africa per Intervita, ci illustra le attività in corso e il nuovo progetto di formazione per operatori turistici locali.
Lo sfruttamento sessuale è un fenomeno in crescita a causa dei voli transnazionali sempre più economici e del crescente sviluppo di telecomunicazioni e di internet. Com’è la situazione in Asia?
Il fenomeno non accenna a diminuire, anzi nuove destinazioni si aggiungono, è il caso della Cambogia, diventata negli ultimi anni meta privilegiata per i viaggiatori alla ricerca di sesso facile e a poco prezzo con minori. Se da un lato alcuni paesi hanno rafforzato il loro impegno con leggi più severe, maggiore coinvolgimento delle forze dell’ordine e della società civile, con la cooperazione transnazionale e l’azione delle Ong, dall’altro i turisti del sesso e i trafficanti di esseri umani sanno rapidamente adattarsi ai mutamenti di contesto trovando facilmente nuove destinazioni. Secondo gli ultimi dati Unicef, nel 2008 sono stati 33.000 i bambini sfruttati sessualmente in Cambogia, con un aumento considerevole rispetto agli anni precedenti in cui si parlava di 21.000 giovani vittime.
Condizioni di estrema povertà e disastri ambientali possono incidere sul traffico di minori?
L’estrema povertà è uno dei fattori principali che “nutre” maggiormente il fenomeno. La mancanza di risorse economiche e la disoccupazione spingono molte persone a migrare dalle campagne alle città e nei paesi limitrofi alla ricerca di un lavoro. In questa migrazione coatta alla ricerca disperata di reddito e cibo non sono risparmiati le donne e i bambini che cadono facili vittime di adescatori e trafficanti. Un caso concreto è proprio la Cambogia, dove povertà, malnutrizione e disoccupazione riguardano una parte consistente della popolazione: il 34% dei cambogiani vive con meno di un dollaro il giorno, il 45% dei bambini sotto i 5 anni soffre di malnutrizione e il 13% è gravemente malnutrito.
Complice la guerra civile (1975-79) che ha causato la morte di circa 2 milioni di persone, oggi il 50% dei cambogiani ha meno di 20 anni e ogni anno circa 175mila di loro si affacciano al mercato del lavoro. Purtroppo la disponibilità occupazionale è ampiamente insufficiente, di conseguenza i giovani si spostano all’estero rischiando di cadere vittime di situazioni pericolose. E la Cambogia è un paese di origine, transito e destinazione di tratta di minori, donne e uomini.
Gli uomini sono sfruttati soprattutto nelle attività di pesca, le donne e i bambini nei lavori domestici. In tutti i casi si tratta di “lavori” in condizioni di schiavitù o semi-schiavitù, sottopagati e senza diritti.
Ma il vero dramma riguarda i bambini spediti in strada a chiedere l’elemosina, a vendere fiori o caramelle, a pulire scarpe o nel peggiore dei casi sfruttati sessualmente.
La mancanza di leggi adeguate in materia di lotta alla tratta di esseri umani ha favorito la diffusione di questo fenomeno, i responsabili di queste vergognose attività non sono ricercati né puniti mentre accade sovente che le forze dell’ordine siano conniventi per loro tornaconto. È dunque l’impunità, la causa principale dell’aumento nel paese dei viaggi a scopo sessuale con minori nonostante gli sforzi compiuti dal governo cambogiano con la nuova legge emanata lo scorso anno sulla soppressione del traffico di essere umani e sullo sfruttamento sessuale dei minori.
Perché il fenomeno è così imponente e non si riesce ad arginare?
È un mercato molto redditizio con un giro di affari stimato in 250 miliardi di euro. Oltre alla povertà e alla mancanza di lavoro c’è l’abitudine diffusa nelle famiglie di mandare i figli alla ricerca di lavoro o a mendicare affidandoli a gruppi di trafficanti. Inoltre, il quadro legislativo è assolutamente carente. In molti paesi non sono previste sanzioni né misure specifiche per contrastare comportamenti di abuso e di sfruttamento dei minori. Servono leggi ad hoc come quella del 1998 emanata in Italia che prevede la condanna per reati sessuali con minori, anche se questi si sono verificati all’estero e c’è bisogno di colmare la grave lacuna dell’analfabetismo che rende donne e bambini i soggetti più vulnerabili.
Infine, le ragioni sono anche culturali e di discriminazione: stando alle più recenti statistiche, infatti, il 60% dei turisti che consumano sesso con minori sono occasionali, solo il 35% abituali e il 5% pedofili (fonte ECPAT-Italia) mentre l’età media dei viaggiatori si è abbassata nella fascia fra i 20 e 30 anni. L’alibi è per tutti sempre lo stesso e si nasconde dietro una falsa concezione che in quei paesi il sesso con i minori sia permesso e che la ricerca del proibito fuori dai confini nazionali non sia condannabile. C’è la convinzione che certe usanze siano parte integrante del modo di vivere della comunità. Niente di più falso.
Quando è iniziata la collaborazione con Ecpat e cosa fate insieme?
ECPAT Cambogia è una coalizione di 28 Ong cambogiane impegnate nella lotta contro lo sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali e la cooperazione con Intervita è iniziata da poche settimane. L’area d’intervento comprende 4 province - Kratie, Sihanoukville, Banteay Meanchey, Siem Reap - e la capitale Phnom Penh. Scopo del progetto è contrastare il fenomeno dello sfruttamento sessuale e del turismo sessuale con minori attraverso una massiccia operazione di sensibilizzazione ai turisti, agli autisti di tuk tuk (i risciò locali), ai funzionari pubblici, ai bambini e alla popolazione nel suo complesso. Il progetto punta anche al rafforzamento delle capacità del segretariato della coalizione e al consolidamento del suo ruolo a livello regionale e nazionale. Il messaggio di “turismo responsabile” avviene attraverso i tuk tuk, con la cartellonistica collocata in punti strategici, con l’organizzazione di manifestazioni nelle quattro province in occasione della giornata nazionale contro la tratta e lo sfruttamento sessuale dei minori prevista il 12 dicembre, per continuare con corsi di formazione ai membri delle ong, con incontri di coordinamento, pubblicazione di riviste e del rapporto annuale sulle attività della coalizione.
Tra gli strumenti utilizzati con Ecpat contro il turismo sessuale, c’è anche la formazione di operatori turistici locali. Com’è organizzata l’attività e che riscontri avete avuto in questi mesi di collaborazione?
Si tratta di formare gli autisti di tuk tuk, i “taxisti” locali che vengono giornalmente in contatto con molti turisti e possono diventare un punto di osservazione privilegiato per rilevare comportamenti sospetti. Il programma prevede che siano dotati di materiale di visibilità (adesivi, volantini, ecc..) per invitare i turisti ad avere un comportamento responsabile. Ecco qualche esempio “La Cambogia dà il benvenuto ai turisti responsabili!” “Aiutaci a proteggere i bambini!”; inoltre hanno un compito delicato di indicare le “helpline” dedicate, numeri verdi da utilizzare per segnalare comportamenti sospetti. Gli autisti di tuk tuk usufruiranno di corsi di formazione a più riprese e saranno seguiti dagli operatori del progetto per imparare a gestire eventuali comportamenti sospetti. Il loro intervento servirà a incoraggiare comportamenti consapevoli e una cultura di tutela dei minori.
Che cosa fate per rafforzare le capacità d’intervento dei partner locali?
Si punta in modo particolare a rafforzare le capacità operative delle 28 organizzazioni membri di ECPAT Cambogia garantendo loro formazione specifica e, nel caso della campagna del 12 dicembre, fornendo risorse economiche per facilitare il coordinamento organizzativo. Durante la campagna realizzata nelle 4 province cambogiane, sarà distribuito materiale informativo, copia della nuova legge, calendari, magliette, striscioni, zaini.
Quali sono gli interventi specifici di Intervita in Cambogia? E a chi sono rivolti principalmente?
Con la ong KMR lavoriamo per la protezione dei bambini a rischio e dei minori vittime di tratta o che vivono in strada per garantire loro cibo, assistenza sanitaria, vestiti e riparo ma soprattutto consolidare in tutti loro l’idea del rispetto dei loro diritti, orientarli e accompagnarli in un percorso di reinserimento sociale. Vogliamo garantire accoglienza in centri specializzati e offrire assistenza psico-sociale per favorire il reinserimento familiare, scolastico e lavorativo. Ad essere coinvolti nel progetto sono 220 bambini tra i 6 e i 18 anni, di cui 120 bambini di strada e 100 ospiti del centro e 50 famiglie, di cui 25 famiglie di bambini di strada e 25 famiglie di bambini ricongiunti.
Con la ong WP operiamo con un progetto realizzato in collaborazione con le autorità pubbliche e altre ong locali e destinato ai minori rimpatriati dal Vietnam e alle loro famiglie, proponendo possibilità formative e lavorative per migliorare le condizioni economiche e condurre una vita dignitosa. La provincia di Svay Rieng è una delle più arretrate del Paese, con un tasso di povertà del 43,49% caratterizzata da una esclusiva dipendenza economica dall’agricoltura, in particolare riso. Anche chi possiede un appezzamento di terreno si trova a affrontare difficoltà economiche e scarsità di cibo in alcuni periodi dell’anno. Mandare i propri figli nel vicino Vietnam per cercare lavoro o per mendicare, affidandoli a gruppi di trafficanti, è diventata una strategia di sopravvivenza per molte famiglie. Il 69% di persone rimpatriate dal Vietnam sono minori, di questi il 55% sono bambine. La maggioranza ha un’età compresa tra i 10 e i 15 anni. Dopo le operazioni di rimpatrio frutto della collaborazione fra i governi cambogiano e vietnamita, resta il problema dell’assistenza alle famiglie e ai bambini perché il fenomeno non si ripeta.
Siete attivi anche in altre parti del mondo?
Oltre che in Asia, Intervita è attiva in Africa e America Latina. In particolare sul problema turismo sessuale operiamo in Brasile sul versante della prevenzione attraverso un progetto di turismo comunitario nella zona di Fortaleza (stato di Cearà). L’intento è di rafforzare le comunità locali, ampliare l’offerta di servizi e percorsi turistici che siano rispettosi del contesto ambientale e sociale in alternativa al turismo di massa. In questo modo aumentano le possibilità occupazionali e si evita l’esodo verso la città di giovani e giovanissimi che spesso rimangono coinvolti in traffici illegali e di sfruttamento sessuale.
Gli altri paesi in cui lavoriamo sono: Filippine, in India, Myanmar, Nepal, Mali, Senegal, Benin, Repubblica Democratica del Congo, Nicaragua, El Salvador, Ecuador.
Maria Diamanti
Per saperne di più:
Intervita è una Onlus e un’Organizzazione Non Governativa, indipendente, aconfessionale e apartitica, nata a Milano nel 1999. Realizza progetti nei paesi in via di sviluppo con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni delle aree più deprivate e con una particolare attenzione alla tutela dei bambini. La strategia d’azione è operare con il coinvolgimento della comunità e i settori d’intervento prioritari sono educazione e salute attraverso i progetti di sicurezza alimentare e sviluppo economico mentre un’attenzione trasversale è attribuita in tutti gli interventi ai Diritti dei bambini, all’Ambiente, alla Partecipazione comunitaria e alla Parità di genere.
I progetti sono finanziati principalmente attraverso il sistema del sostegno a distanza (SaD) inteso come un ponte che unisce un singolo bambino a un sostenitore e contribuisce, attraverso la donazione di quest’ultimo, allo sviluppo della comunità in cui vive il bambino.
Nel 2008, Intervita ha avviato e realizzato 243 progetti in 11 paesi e ricevuto contributi da oltre 40.000 sostenitori a distanza.
Anche in Italia Intervita si adopera per sensibilizzare sulla problematica del turismo responsabile attraverso la campagna “Vite invisibili” che ha portato alla pubblicazione di un libro di approfondimento sul fenomeno e alla realizzazione dello spettacolo teatrale “Bambini a dondolo” scritto e interpretato da Giulio Cavalli con storie delle vittime e videointerviste a esperti del settore.
Per un approfondimento sullo spettacolo e sulla campagna, argomento trattato da Agimondo nel mese di dicembre 2007, è possibile consultare il link: http://www.ong.agimondo.it/responsabilmente/la-lotta-al-turismo-sessuale--una-priorit
Per info:
www.intervita.it
www.ecpatcambodia.org
www.humantrafficking.org
www.no-trafficking.org
www.state.gov/g/tip
Roma, 2 marzo 2009