
Albania e Marocco: due universi opposti sono idealmente uniti nel progetto Albamar. La parola a Paolo Palmerini e Alessandra Soprano
Coopi è una Ong laica, apartitica e aconfessionale fondata nel 1965, è tra le prime Ong italiane e il terzo partner di Echo
Sono più di 3 milioni gli stranieri con in tasca un permesso di soggiorno: rappresentano oltre il 5% della popolazione italiana residente e crescono di 300mila unità l’anno

Partito nel dicembre del 2005, il progetto messo a punto da Coopi e denominato Albamar si inserisce nelle complesse e drammatiche dinamiche legate al problema dell’immigrazione clandestina in Italia. In particolare il progetto, che durerà tre anni, si propone una serie di interventi per favorire il rimpatrio dei migranti provenienti da Albania e Marocco. Le motivazioni che possono indurre il migrante a tornare nel proprio Paese d’origine sono diverse: alcune di carattere forzoso (espulsione, insostenibilità della condizione di clandestinità), altre di origine volontaria (acquisita consapevolezza delle difficoltà d’inserimento nel paese di arrivo, confronto con una realtà assolutamente diversa da quella che si immaginava, desiderio di ricongiungersi alla propria famiglia).
In tutti i casi, comunque, l’esperienza del rientro
è spesso vissuta come una sconfitta, non solo dall’individuo ma anche dall’ambiente che lo ha visto partire alla ricerca di una fortuna che non
ha trovato, e spesso il reinserimento presenta difficoltà non inferiori rispetto all’emigrazione.
Il progetto Albamar si articola in diverse fasi. La prima prevede l’assistenza del migrante nel periodo precedente il rientro in patria: un’assistenza di carattere sia psicologico che professionale, volta a facilitare il reinserimento nella famiglia e nella comunità d’origine. Una volta rientrati, poi, i migranti sono intervistati al fine di identificare le rispettive capacità lavorative, in base alle quali sono avviati – in collaborazione con partner locali – prima a corsi trimestrali di formazione (nella foto, il laboratorio di falegnameria) e, successivamente, ad attività lavorative con contratti semestrali. Per quelli che, grazie alle competenze acquisite, volessero avviare attività imprenditoriali è previsto inoltre un servizio di assistenza ed eventualmente l’accesso a linee di microcredito.
L’obiettivo principale del progetto è portare la propria assistenza a circa 400 migranti, creando soprattutto un modello di programma di rientri assistiti replicabile sia nei due paesi coinvolti che in altre nazioni. Ma Albamar ha anche una funzione preventiva: grazie anche alla creazione di centri in Albania e Marocco che forniranno l’assistenza sociale e psicologica per facilitare il reinserimento (destinati a essere gestiti da associazioni costituite dagli stessi migranti) si prevede di entrare in contatto con altre 2.000 persone che saranno sensibilizzate sui problemi e sulle prospettive legate alla migrazione illegale. Albamar è un’esperienza pilota di grande valore, perché interviene su un aspetto molto importante del fenomeno migratorio: l’aiuto al reinserimento da un lato evita che i migranti rientrati forzosamente ritentino l’impresa fallita, dall’altro esercita una funzione deterrente nei confronti di altri potenziali clandestini.