
Da alcuni anni Movimondo e Progetto mondo-Mlal promuovono e coordinano progetti per la tutela della salute dei lavoratori e il risanamento degli ambienti di lavoro in Nicaragua. Mauro Minelli di Movimondo e Giuseppe Cocco di Mlal spiegano di cosa si tratta.
La povertà avanza
L’economia del Nicaragua, che ha una popolazione leggermente superiore ai 5 milioni di abitanti, è da sempre principalmente agricola, ma negli ultimi anni, sotto la spinta della globalizzazione, ha dovuto affrontare profondi cambiamenti: il libero mercato, il reinserimento del Paese nei circuiti finanziari internazionali, le misure anti-inflazionistiche, il pagamento del debito estero. Questo ha indebolito l’occupazione nel settore agricolo, mentre si è incrementata quella nell’industria manifatturiera, in particolare per le imprese che lavorano in regime di zona franca. Attualmente circa un terzo della popolazione considerata occupata si dedica ad agricoltura e pastorizia, mentre il 18% fa parte del settore secondario che comprende l’industria manifatturiera e le costruzioni. Questi due settori, quindi, impegnano circa la metà della popolazione economicamente attiva del Paese. Nonostante negli ultimi anni si sia verificata una maggior disponibilità di posti di lavoro, la debole crescita dell’economia non permette di soddisfare le necessità essenziali: i dati forniti dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Unpd) indicano che più della metà della popolazione si trova in situazione di povertà o di estrema indigenza.
Il lavoro informale
Delle 600.000 persone che si dedicano ad attività primarie, poco più del 70% si trova a essere catalogato come lavoratore informale. A questo settore appartengono i lavoratori di aziende con meno di 6 dipendenti, che non rispettano i requisiti di sicurezza e condizioni dell’ambiente di lavoro previsti per il settore formale; nelle campagne esiste una alta percentuale di attività a conduzione familiare, i cui lavoratori molto spesso sfuggono a qualsiasi tipo di controllo sanitario, assistenziale o sindacale. Nel settore agricolo, gli effetti nocivi alla salute causati dai pesticidi in alcuni casi sono stati oggetto di studi specifici, tuttavia altri rischi occupazionali per ora non sufficientemente analizzati stanno causando un impatto tuttora indefinito di fenomeni preoccupanti (pensiamo per esempio agli incidenti sul lavoro, il lavoro infantile, malattie ed insorgere di tumori, il rischio biologico). Si calcola, secondo dati pubblicati dalla Fao e dall'Organizzazione panamericana della salute, che ogni anno in Nicaragua resta intossicato circa il 10 % dei lavoratori agricoli che utilizza pesticidi . L'Organizzazione mondiale del lavoro riporta, inoltre, che la maggior parte dei bambini lavoratori in Nicaragua (piú di 300.000), sono occupati nel settore agricolo e della pastorizia.
Maquillas, salari bassi e norme rigide
Le attività del settore secondario includono tutte quelle che si svolgono nelle industrie manifatturiere, tra le quali le 'maquilas'. In questi ultimi anni sia l’edilizia sia le imprese che operano in zone franche (maquilas), hanno avuto un notevole sviluppo, generando la maggior parte dei nuovi posti di lavoro disponibili nel mercato. Con il termine “zona franca d’esportazione” intendiamo zone industriali con incentivi speciali instituiti per attirare investimenti stranieri, nelle quali i materiali importati vengono sottoposti a un certo grado di lavorazione prima di essere esportati nuovamente. In Nicaragua le maquilas sono circa cinquanta. Producono soppratutto capi di abbigliamento, e sono concentrate principalmente nella capitale, anche se è iniziata l'espansione anche nel resto del Paese. Nelle maquilas si svolgono attività in subappalto, concentrate generalmente nelle zone franche, e sono sorte per il desiderio delle imprese dei paesi industrializzati di abbattere i costi di produzione e dal disperato bisogno di lavoro delle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo. Queste attività molto spesso non rispettano le norme a tutela delle condizioni del lavoro. In varie indagini portate avanti dal Movimento delle donne lavoratrici e disoccupate Maria Elena Cuadra nelle maquilas nicaraguensi sono stati evidenziati rilevanti problemi legati all’ambiente di lavoro (basso salario, orari pesanti, norme rigide, eccetera) resi più gravi dalle precarie condizioni sociali in cui si trovano lavoratori e lavoratrici (bassa scolarizzazione, difficile accesso ai servizi sanitari, habitat sociale di grande povertà). Nonostante il sorgere continuo di nuove zone franche non permetta di disporre di dati certi, si stima che nelle maquilas attualmente siano occupate circa 100.000 persone e che entro il 2010 si arrivi a 150.000, nella loro maggioranza donne.
L'intervento dell'Italia
L’impegno del governo nicaraguense è diretto alla creazione di un quadro legislativo che regolamenti le attività lavorative, stabilisca i diritti fondamentali dei lavoratori e i doveri dei datori di lavoro, e detti regole sulle misure di sicurezza occupazionale e di assistenza sociale. In area rurale solamente il 7% dei lavoratori è iscritto a un ente di assistenza sociale. In differenti occasioni, organizzazioni italiane hanno dato il loro appoggio sui programmi che affrontavano la problematica della salute dei lavoratori. Organismi di cooperazione italiana, tra i quali Movimondo e il Progetto Mondo hanno sostenuto iniziative volte a elaborare mappe di rischio e a strutturare a livello locale, in collaborazione con il ministero della Sanità, i centri di riferimento per le indagini sugli ambienti di lavoro. La Regione Veneto, la Ulss 20 e l’Università di Verona, Fondazioni private come la Cariverona, hanno sostenuto in questi ultimi anni, in collaborazione con la Organizzazione panamericana di salute, con Movimondo e Progetto Mondo e con l’Università di Leon, un programma di miglioramento delle strutture e di formazione di quadri professionali per poter migliorare la capacità diagnostica in relazione alla patologia professionale.
Serve un centro ad hoc
E’ tuttavia necessaria una maggior integrazione tra i differenti soggetti che operano nel settore e la creazione nel Paese di un Centro che diventi il punto di riferimento per la individuazione di programmi di prevenzione e di identificazione di casi di patologia professionale, e che si faccia carico di avanzare proposte di risanamento ambientale in collaborazione con le imprese, di elaborare protocolli diagnostici e di intervento, di supportare e promuovere iniziative che stimolino il processo di regolamentazione del lavoro e dei rischi ad esso collegati. Questi aspetti sono al centro di un nuovo progetto che Movimondo e Progetto Mondo-Mlal stanno presentando al ministero degli Esteri, volto in particolare alle lavoratrici e ai lavoratori delle maquilas e del settore agricolo. Il progetto si propone quattro risultati: la strutturazione di un centro istituzionale di riferimento nazionale per lo studio, la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle malattie professionali (Unan Leon), una mappatura territoriale delle situazioni di rischio della fascia Pacifica del Nicaragua, l’assistenza medica alle donne lavoratrici delle maquilas (fascia Pacifica del Nicaragua) e il potenziamento di organizzazioni della società civile che lavorano per promuovere il diritto alla salute dei lavoratori e delle lavoratrici.
Il “Centro de Investigación en Salud de los Trabajadores y del Ambiente” che opera all’interno dell’Università di Leon, è attualmente in Nicaragua l’unico Centro pubblico che affronta la problematica della salute occupazionale e dei rischi legati al lavoro.